Approfondimento: La Moneta Libera da Inflazione e Interesse

29 Gennaio 2010

Verso la fine dell’Ottocento Silvio Gesell, un mercante di successo in Germania e in Argentina, osservò che alcune volte le sue merci si vendevano subito e ad un prezzo alto, mentre altre volte si vendevano lentamente e non portavano buoni guadagni: cominciò a chiedersi il perché.
Presto capì che queste variazioni avevano poco a che fare sia con i reali bisogni della gente di acquistare questi beni, sia con la loro qualità, ma riguardavano quasi esclusivamente il costo del denaro sul mercato.

Così Gesell cominciò ad analizzare più attentamente queste fluttuazioni e scoprì che quando i tassi d’interesse erano bassi, le persone compravano, mentre quando erano alti, non compravano.
Il motivo per cui ogni tanto c’era più denaro in circolazione e ogni tanto meno aveva a che fare con la propensione dei proprietari del denaro a prestare i soldi agli altri.
Quando il tasso d’interesse era inferiore al 2,5%, i prestatori erano propensi a trattenere i loro soldi, causando così uno stallo negli investimenti, con conseguenti bancarotte e diminuzione dei posti di lavoro; poi, dopo un certo periodo di tempo, quando le persone erano pronte a pagare interessi più alti per il denaro, avrebbero reso i soldi nuovamente disponibili, creando così un nuovo ciclo economico, caratterizzato inizialmente da tassi d’interesse alti e alti prezzi dei beni e poi, gradualmente, da una maggiore domanda di denaro, che avrebbe generato tassi d’interesse più bassi, portando alla fine nuovamente ad uno “sciopero” del capitale.

La spiegazione di Silvio Gesell di questo fenomeno era che la moneta, diversamente da tutti gli altri beni e servizi, si può tenere senza costi; ad esempio, se una persona possiede delle mele e un’altra ha i soldi per comprarle, chi possiede queste mele deve venderle entro un certo periodo, relativamente breve, per evitare che diventino guaste.
Chi possiede la moneta, invece, può aspettare fino a quando ritiene che il prezzo sia giusto per vendere: il denaro non comporta necessariamente dei “costi di detenzione”.

Gesell concluse che se noi potessimo creare un sistema monetario che metta sullo stesso piano la moneta e tutti gli altri beni e servizi (tassando con una media del 5% il costo di detenzione annuale, che è esattamente ciò che nel corso della storia è stato pagato sotto forma di interesse sulla moneta), allora potremmo avere un’economia stabile, senza le oscillazioni provocate dalla speculazione monetaria. Lui avanzò l’ipotesi che la moneta dovesse essere soggetta ad una “tassa di circolazione”.



LA TASSA DI CIRCOLAZIONE AL POSTO DELL’INTERESSE


Nel 1890 Silvio Gesell formulò una teoria della moneta e dell’ “ordine economico naturale” che sta al capitalismo e al comunismo come la concezione del mondo copernicano sta a quello tolemaico: il Sole non gira intorno alla Terra, ma viceversa, anche se i nostri sensi ancora ci spingono a contestare questa verità scientifica.
Gesell propose di assicurare la circolazione della moneta facendola diventare un servizio pubblico, soggetto ad una tassa di utilizzo.

E questo è il messaggio centrale del suo libro: le persone, invece di pagare un interesse a quelli che hanno di più e per mantenere la moneta in circolazione, dovrebbero pagare una piccola tassa nel caso in cui trattengano la moneta fuori dalla circolazione.
Per capire meglio questo concetto è utile paragonare la moneta ad un vagone merci di una ferrovia: entrambi contribuiscono ad agevolare lo scambio di beni e servizi, solo che, al contrario degli stati che emettono moneta, la società che gestisce la ferrovia non paga all’utente un premio per scaricare il vagone e poi rimetterlo in circolo, ma è l’utente che paga una piccola tassa per ogni giorno in cui non scarica il vagone.

Questo è tutto ciò che dovremmo fare con il nostro denaro: chi stampa moneta “nuova”, per agevolare lo scambio di beni e servizi, dovrebbe applicare una piccola tassa a chi trattiene la moneta più a lungo del necessario.

Questa modifica, apparentemente così semplice, risolverebbe i molti problemi causati nel corso della storia dall’interesse semplice e da quello composto.
Se ai giorni nostri l’interesse costituisce una forma privata di profitto, la tassa sull’utilizzo della moneta sarebbe un’entrata pubblica, che dovrebbe tornare in circolazione per mantenere l’equilibrio tra il volume di denaro e il volume delle attività economiche create in un dato sistema.
La tassa sarebbe un’entrata per il governo e in questo modo ridurrebbe il totale delle tasse necessarie per portare avanti politiche pubbliche.



Estratto da "La moneta libera da inflazione e interesse" (pag. 19-21), di Magrit Kennedy, Arianna Editrice, 2006



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