Approfondimento: Nuove strade: Microcredito e Microfinanza

Quando il piccolo fa la differenza

6 Agosto 2009
Nuove strade: Microcredito e Microfinanza

Il microcredito e la microfinanza sono strumenti di sviluppo economico che permettono l'accesso ai servizi finanziari a persone in condizioni di povertà ed emarginazione.


Molto spesso i due termini vengono utilizzati in modo interscambiabile, perchè le loro aree di intervento in parte coincidono.

Per capire in che cosa è utile definire meglio i termini, aiutandosi con le spiegazioni fornite dal sito microcredit.it e da ecoage.com.

Il microcredito si riferisce alla concessione di finanziamenti per piccoli progetti imprenditoriali, a favore di categorie svantaggiate e di soggetti esclusi dal sistema del credito isituzionale, d'importo fino a 25.000 euro. Il microcredito si limita comunque ad offire servizi di credito, mentre non comprende la raccolta del risparmio.

Con l'espressione microfinanza si è soliti individuare l'offerta di servizi finanziari di modesta entità, e dunque anche di microcredito, a clientela a basso reddito e a microimprese. Anche in questo caso i finanziamenti concessi hanno lo scopo di favorire lo sviluppo locale e collettivo. A differenza del microcredito, la microfinanza comprende sia servizi di credito che di raccolta del risparmio.



Bangladesh, le origini: come educare all'uso del denaro


Nei paesi in via di sviluppo milioni di famiglie vivono con i proventi delle loro imprese agricole e delle cooperative nell'ambito di quella che è stata definita economia informale. La difficoltà di accedere al prestito bancario a casusa dell'inadeguatezza o della mancanza di garanzie reali e delle microdimensioni imprenditoriali, ritenute troppo piccole dalle banche tradizionali, non consente a queste attività di avviarsi e svilupparsi libere dall'usura (fonte: wikipedia).


L'idea del microcredito nasce nel 1974 a seguito di una terribile carestia che aveva colpito il Bangladesh.

Invece di pensare alle solite donazioni economiche, il professore Muhammad Yunus lancia una nuova iniziativa. Convinto che l'elemosina inneschi un circolo vizioso, rivelandosi dannosa per chi la riceve, vuole invece "educare all'uso del denaro" gli strati più poveri della popolazione.

Basandosi sulle teorie elaborate da Amartya Kumar Sen - economista indiano insignito del Nobel per l'economia nel 1998 - decide di trovare un rimedio al problema della povertà basandosi sui suoi studi in economia. Yunus giunge alla consapevolezza che la povertà non è dovuta all'ignoranza o alla pigrizia delle persone, bensì al carente sostegno da parte delle strutture finanziarie del paese.

Inventa così un nuovo modo di concepire il credito, prestando somme di denaro molto ridotte – microcrediti, appunto - ad alcuni abitanti del posto interessati a dar vita ad una piccola attività indipendente, ma considerati troppo poveri per ottenere credito dai tradizionali circuiti bancari.

A garantire la restituzione del finanziamento sono gli stessi abitanti del villaggio. Questi si riuniscono in gruppi di solidarietà, formati da almeno 5 persone, che si sostengono a vicenda negli sforzi di avanzamento economico.


L'ammontare del primo prestito è di 27 dollari e viene concesso a un gruppo di donne del villaggio di Jobra che produce mobili in bambù. Queste donne erano costrette a vendere i loro prodotti a coloro dai quali avevano peso in prestito le materie prime ad un prezzo stabilito da questi ultimi. Il loro margine di guadagno, già molto modesto, si riduceva quindi ulteriormente, condannandole ad una povertà senza via d'uscita.

Ovviamente le banche tradizionali non erano interessate a finanziare progetti così piccoli, con margini di profitto estremamente ridotti rispetto ai margini di rischio elevati che comportavano.


Yunus fonda nel 1976 la Grameen Bank (banca del villaggio), di cui è direttore dal 1983, proprio per tentare di risolvere questo grave problema. Per questa sua "trovata" viene insignito del Nobel per la pace. Quando gli è stato chiesto perchè il Nobel per la pace e non quello per l'economia, Yunus ha risposto: "la pace duratura non può essere ottenuta a meno che larghe fasce della popolazione non trovino modi per uscire dalla povertà".

Sull'esempio della Grameen Bank diverse Organizzazioni Non Governative internazionali hanno adottato nel corso degli ultimi vent'anni  programmi di microfinanza/microcredito per integrare progetti di intervento a sostegno dell'economia locale nei paesi in via di sviluppo.



L'espansione in occidente, contro le nuove forme di povertà


Alla fine del 2008 i Paesi a proporre programmi di microcredito erano cinquantotto. I paesi in via di sviluppo rimangono l'obiettivo principale delle istituzioni di microfinanza e di microcredito, ma anche le grandi economie di mercato hanno visto fiorire un discreto numero di imprese grazie a questi strumenti.

Nel contesto europeo si è diffuso un approccio sostanzialmente differente rispetto a quello adottato nei paesi in via di sviluppo, che tiene in considerazione gli aspetti socio-economici più caratteristici del vecchio continente. In questi anni, infatti, sono stati sperimentati diversi programmi di microfinanza/microcredito, a seconda delle caratteristiche del contesto locale, dove cultura, economia, dimensione e tipo di società influiscono sulla vita del paese.

Alcuni esempi di questi programmi sono la Norvegia, nazione economicamente florida, dove si ricorre al microcredito per frenare lo spopolamento delle isole Lofoten.


Vi sono poi differenze significative fra est ed ovest Europa. Nell'Europa dell'Est e in quella centrale il microcredito ha iniziato a svilupparsi solo dopo il crollo del comunismo, quando il grande desiderio di rinnovamento ha funzionato come  trampolino di lancio per la microfinanza. Durante gli anni '90 gli Isituti di Microfinanza (Imf) hanno riscontrato in Europa Centrale e dell'Est una crescita annuale media del 30%.

Attualmente in quest'area la microfinanza continua ad avere un discreto successo, dal momento che accanto agli Imf e alle Ong anche le banche commerciali mostrano un interesse crescente nel proporre "microcrediti" a persone in condizioni economiche svantaggiate, anche se questo andamento generale non è distribuito in modo omogeneo all'interno dello stesso territorio, come nel caso della Polonia.


Nell'Europa occidentale microcredito e microfinanza hanno cominciato da poco ad espandersi ed hanno come obiettivo primario la coesione sociale. L'assunto di base è che l'Europa occidentale poggia su di un sistema di piccole-medie imprese - il 99% delle piccole medie industrie hanno da zero a nove dipendenti - il che spiega l'importanza di supportare iniziative a livello locale. In linea di massima gli organismi di microcredito in Europa nascono da ambiti associativi, ma le legislazioni in materia, sempre più flessibili, hanno permesso partnernariati con grandi gruppi bancari e assicurativi.


Nel Regno Unito è previsto un supporto economico per gli organismi che offrono servizi alle persone escluse dal circuito finanziario. Esiste un programma di prestiti a garanzia per le piccole imprese che garantisce condizioni vantaggiose alle banche che non possono fornire garanzie per l'accesso al credito.

In Francia l'Associazione per il Diritto all'Iniziativa Economica ha contribuito, dal 1989, alla creazione di 50.000 imprese, che hanno generato a loro volta 58.000 posti di lavoro.

L'Unione Europea ha invece fatto ricorso a questo sistema nel 2007 con un'iniziativa della Commissione per lo sviluppo del microcredito e con la creazione di una Rete Europea per la Microfinanza. Per il periodo 2007-2013 è stata anche promossa, sempre dalla Commissione, con la collaborazione del Fondo d'Investimento Europeo, un'altra iniziativa, JEREMIE, che permetterà di traformare una parte di fondi regionali in capitali per prestiti.


Generalmente comunque l'istituto di microcredito può decidere se supportare lo sviluppo delle micro/piccole attività economiche anche attraverso l'erogazione di servizi di formazione e assistenza tecnica. Questo perchè, se è vero che il credito è uno strumento in grado di aumentare gli investimenti produttivi, è altrettanto vero che una buone gestione dell'attività può migliorare l'efficienza, così come l'introduzione di nuove tecnologie può incrementare la prduttività e un migliore accesso ai mercati può aumentare il volume di vendite (fonte: utopie.it)



Il panorama italiano


In Europa e in Italia gli esempi di microcredito si rifanno alle esperienze di finanza etica ed in Italia in particolare a quella delle Mag (Mutue Auto Gestione), che raccolgono risparmio dai soci per utilizzarlo a favore di progetti nell'ambito dell'economia solidale e della cooperazione internazionale.


Un'interessante indagine de Il corriere della sera del 2008 fa il punto della situazione nel nostro paese. Fra il 2007 e il 2008 le somme erogate all'interno di programmi di microcredito sono cresciute del 33% e i beneficiari del 24% (III Rapporto sul microcredito in Italia, CBorgomeo&Co). E' una conseguenza diretta di altri fenomeni in corso: il popolo dei non risparmiatori è cresciuto del 7% (fonte Istat), mentre il 25% degli italiani è escluso dal credito e dai servizi finanziari (dati della banca mondiale). Le persone che faticano ad arrivare a fine mese sono sempre di più: studenti, precari, donne e immigrati, over 40 espulsi dal mercato del lavoro, ma anche famiglie normali, che magari non riescono più a far fronte alle emergenze.


A far da apristrada alcune esperienze, come quelle delle Mag, appunto. La Mag 6 di Reggio Emilia, atraverso il centro sociale il Pozzo, ha concesso 260.000 euro di prestiti a persone o a progetti legati al quartiere fiorentino Le Piaggie, zona periferica e problematica stretta fra l'Arno e l'ex inceneritore, ferrovia ed aereri a bassa quota. Nessun tasso d'interesse applicato: si paga l'1,5% per cento che copre i costi dell'operazione. Per ogni prestito due fideiussioni che "condividono il rischio" ed un referente. Vengono concessi fino a 2.600 euro per il "mutuo soccorso" (dal dentista ai problemi di bollette) e fino a 7.000 euro per la microimprenditorialità. Su 89 erogazioni, l'insolvenza è stata solo dell'1,5-2%.


Sempre a Firenze, l'esperienza è stata replicata dal Fondo Essere nel vicino quartiere dell'Isolotto. Chi richiede il prestito (fino a 25.000 euro) non deve presentare garanzie patrimoniali o di reddito, ma una rete fiduciaria di soggetti che fanno da garanti. Questo istituto di microcredito fornisce anche gli extra servizi legati all'attività di formazione, che vanno dalla domanda alla restituzione del prestito stesso.

Anche gli enti pubblici sono entrati sul palcoscenico del microcredito e della microfinanza. La Regione Lazio ha promosso un fondo dedicato e ha già inoltrato alle banche d'appoggio 850 domande (sempre al 2008), di cui 450 accettate. Diversi dei richiedenti arrivano "incastrati" dalle carte revolving, carte di credito che anzichè prevedere un rimborso a saldo delle cifre utilizzate consentono al titolare di accedere ad un vero e proprio prestito, che si concretizza nel rimborso rateale del contratto mese per mese.

La regione Toscana ha invece fatto nascere Smoat, che ha come obiettivo lo start-up d'impresa.


La sensazione però è ancora che il microcredito sia molto più diffuso a Nord che a Sud e che manchino ancora tre cose, come afferma Marco Gallicani di Finansol: "il coordinamento, la formazione e un'attività di lobbying. Siamo infatti l'unico paese in cui manca una legge di riferimento per questa realtà, forse perchè si tende ancora a considerare la solidarietà come beneficenza”.

Intanto la Grameen Bank di Muhammad Yunus, dopo essere stata investita da pesanti critiche prontamente smentite, sbarcherà anche in Italia in collaborazione con Unicredit e l'Università di Bologna. Lo ha annunciato lo stesso Yunus, nel corso di un incontro pubblico con il presidente della Fondazione Cariplo, Giuseppe Guzzetti.