Approfondimento: Grande successo per la Terza Conferenza Internazionale sulla Decrescita

A Venezia si è discusso di quali soluzioni alternative possono essere trovate per uscire dalla crisi

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27 Settembre 2012

La necessità di trovare delle vie d’uscita innovative alla crisi strutturale e multifattoriale a cui ci ha portato l’economica della crescita è sicuramente ciò che ha spinto 700 persone di 47 paesi diversi ad andare a Venezia pagandosi viaggio, alloggio e centodieci euro di quota di iscrizione per assistere ad una conferenza di cinque giorni, dal 19 al 23 settembre, sulla decrescita.

 

Ed ecco perché l’idea della decrescita è compresa con favore da molte persone e da gruppi impegnati nella ricerca di modi di vita, di lavoro e di consumo improntati da relazioni umane di qualità. Non a caso il prologo della Conferenza è stato un convegno di due giorni organizzato dal Tavolo italiano dei Gruppi di Acquisto e dei Distretti dell’Economia Solidale, coordinato da Francesca Forno e Davide Biolghini. Una rete di attività economiche ed imprenditoriali che ha scelto di funzionare il più possibile fuori dalle regole del “mercato” seguendo i principi del “ciclo corto”, del rapporto diretto tra produttori e consumatori, di una effettiva responsabilità d’impresa. Si può dire, quindi, che l’idea della decrescita si incarna nell’economia solidale o della convivenza e – più in generale ancora – nella gestione dei beni comuni.

 

Un tema molto importante che è stato trattato è quello che va ad indagare quale rapporto c’è tra la decrescita e la democrazia. Proprio ad esso è stata dedicata un’intera giornata della Conferenza con relazioni di Marco Deriu, Barbara Muraca, Alberto Lucarelli, Marco Revelli, Ignacio Ramonet ed anche un numero monografico della rivista Future. Come è noto vi è un nesso strettissimo tra forme istituzionali e modelli economici. Quelle parlamentari liberali hanno fondato il loro consenso sulla possibilità di redistribuire risorse economiche crescenti. La crisi dei rendimenti e la necessità di ricorrere ad indebitamenti insostenibili per mascherare e procrastinare la crisi economica (Mauro Bonaiuti), incrinano anche la fiducia nell’istituzione democratica. Serve quindi reinventare non solo l’economia, ma anche la politica. Le nuove Costituzioni dell’Ecuador e della Bolivia e il loro riconoscimento di diritti non disponibili e non negoziabili della natura assieme al riconoscimento della sua natura comune, cioè l’assunzione da parte della politica di una responsabilità planetaria, possono, ad esempio rappresentare una via.

 

Questa terza Conferenza internazionale sulla decrescita sarà ricordata per l’irruzione del punto di vista di genere. Veronica Bennholdt-Thomsen, Alicaia Puleo, Antonella Picchio, Bruna Bianchi, Helena Hodge, oltre alla già citata Mary Mellor e a Marco Deriu hanno ricordato che le istituzioni non sono neutre e che la lontananza maschile dal lavoro di riproduzione segnala una storica divisione sociale e ha come conseguenza la incapacità maschile di affrontare il rapporto con la natura attorno a se, con le proprie emozioni e passioni esistenziali, con le donne, con gli altri e perciò con la stessa politica. La sostenibilità, insomma, non riguarda solo l’“impronta ecologica” che lasciamo sulla terra, ma l’intero mondo delle relazioni umane che sappiamo intrecciare tra tutti gli esseri viventi.

 

Di fronte a questo enorme evento, che almeno un bel po’ di curiosità avrebbe dovuto destare, i principali mass media hanno preferito rimanere in silenzio…ma è chiaro agli occhi di tutti che è un silenzio che vale più di mille parole.

 

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